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Toscana I  principali centri della produzione ceramica toscana sono Sesto Fiorentino per la porcellana, Montelupo per la maiolica e Impruneta per il cotto. Sesto Fiorentino è legata alla Manifattura Ginori, fondata nel 1700, la cui porcellana divenne famosa in tutto il mondo. Gli artigiani ancora si ispirano alle decorazioni di questa tradizione. Montelupo, nel XV e XVI secolo era uno dei centri di produzione più importanti del Mediterraneo. Oggi si realizzano articoli per la tavola e oggetti decorativi. Nella zona dell’Impruneta la lavorazione dell’argilla si è sviluppata grazie alla vicinanza di Firenze, in cui la terracotta è stata utilizzata anche come materiale da costruzione. Ancora oggi, accanto alle industrie, vi sono molti “fornaciai” che mantengono le antiche tecniche produttive per realizzare pavimenti, conche, pentole e vasi nel caldo colore rosso La produzione di fischietti in terracotta risale al Medioevo e continua tuttora, in particolare nelle zone di Montelupo, San Giovanni allaVena e Impruneta. Il loro suono ha il potere di allontanare le negatività. Hanno forme di animali o rappresentano caricature umane; sono colorati, smaltati o accostati al marmo. E’ possibile trovarne ancora tra le bancarelle delle fiere.
Parlando di ceramica, in Abruzzo, si pensa subito a Castelli, paesino in provincia di Teramo posto tra ampie cave d’argilla, quindi con una posizione ideale per la produzione di ceramica, che vi ebbe inizio intorno al XII secolo grazie ai monaci benedettini. Inizialmente si usava la tecnica dell’”ingobbio”, con cui l’argilla appena essiccata, chiamata biscotto, veniva rivestita da uno strato terroso liquido che la rendeva più bianca e più economica perché aveva bisogno di meno colore. Con il metodo della “graffita” si graffiava il colore, facendo emergere i contorni dei decori. Alla fine del XV secolo si affermò la tecnica della maiolica, più costosa per l’applicazione dello smalto direttamente sul biscotto. Nel ‘500 molte famiglie nobili commissionavano servizi da tavola, detti “da pompa” ai ceramisti castellani. La ceramica di Castelli raggiunse la sua massima espressione tra il ‘600 e il ‘700, in particolare grazie all’opera del Maestro Carlo Antonio Grue, membro di una nota famiglia di maiolicari. Dagli stemmi e decori arabescati in oro e turchese propri del ‘500 si passò alle scene mitologiche e ai paesaggi, dando origine alla pentacromia, con i caratteristici colori giallo, verde, azzurro, arancio e manganese su fondo bianco lucente. Preziosa testimonianza dell’epoca è il soffitto maiolicato della Cappella di San Donato, formato da 800 mattonelle decorate.
Le “pignate” sono pentole e stoviglie per uso alimentare, diverse dalle maioliche perché fatte di terracotta non smaltata o smaltata solo all’interno. Si trovano ancora nei mercati abruzzesi, prodotte secondo la tradizione e sono molto indicate per la cucina del territorio. Le migliori sono quelle di Lanciano.
Ceramisti di qualità operano anche a L’Aquila, Francavilla, Spoltore, Rapino, Civitella Roveto e Loreto Aprutino

SELEZIONA L'ABRUZZO PER I TOUR
In Basilicata il settore della ceramica e della terracotta è quello in cui si tramandano da generazioni le tecniche di lavorazione, le forme e le decorazioni.
La terra rossa, che è ancora la materia prima per la lavorazione della ceramica, della regione Basilicata già nei tempi preistorici veniva lavorata per usi domestici quali contenitori di acqua e cibo e su nessuna tavola lucana ancora oggi non possono mancare i prodotti di ceramica con i tipici smalti: piatti color ocra con piccoli fiorellini blu tutt’intorno sui bordi.
Altri prodotti tipici sono le <<quartare>> contenitori per l’olio, il vino e l’acqua e i <<salaturi>> per conservare le olive, boccagli col “segreto”
Ceramiche e maioliche si producono a Matera, grottole e Policoro
Sono diventati oggetti da collezione i <<cucù>> fischietti di terracotta dei quali gli esemplari più noti sono quelli di Matera, raffiguranti uccellini, galline, porcellini, ecc., tutti dipinti a colori vivaci.
Molto espressive le statuine che rappresentano personaggi degli antichi mestieri, ritratti negli abiti tradizionali
SELEZIONA LA BASILICATA PER I TOUR
Nel Umbria l’arte della ceramica è nota fin dal periodo etrusco e la sua fama ha varcato i confini italiani. Ancora oggi l’identità di ogni produzione locale viene mantenuta grazie ai diversi colori e decorazioni. Gubbio, specializzata nella maiolica fin dal ‘500, quando Andreoli introdusse la tecnica del lustro per donare riflessi dorati allo smalto, dove si cerca di mantenere le forme classiche; Gualdo Tadino, in cui i pochi artigiani rimasti utilizzano ancora la tecnica del terzo fuoco; Orvieto, la cui scarsa produzione, riavviata negli anni ’20, è caratterizzata dai decori policromi ispirati al regno animale e vegetale con richiami etruschi; Umbertide, con la tipica applicazione del nero fratta per dare riflessi metallici; Città di Castello, con i caratteristici decori araldici e a rilievo.Ma il principale centro della regione è Deruta, che raggiunse livelli altissimi nel ‘500, con i piatti da pompa, servizi per le grandi occasioni commissionati da nobili di tutta Europa o i tipici vasi a due anse. Lo stile Deruta è caratterizzato da smalti di un bianco brillante e decorazioni nei toni del giallo, del blu e dell’arancio.Accanto alla produzione di alto livello artistico, l’argilla viene lavorata anche a Ripabianca per i tipici vasi ed anfore rinascimentali, a Tazzo di Cascia per produrre “coppi” per i tetti, a Castel Viscardo per i laterizi in cotto, a Ficulle per i caratteristici fischietti in terracotta
SELEZIONA L'UMBRIA PER I TOUR
Il centro più dinamico per la produzione di ceramiche nel Veneto si trova dove sorsero anticamente i primi insediamenti manufatturieri tra i comuni di Nove e Bassano del Grappa lungo le rive del fiume Brenta. Qui vengono prodotte ceramiche e porcellane che mantengono invariate da oltre tre secoli le loro caratteristiche tecniche ed il loro valore artistico.
Gli oggetti più diffusi sono le salsiere, le zuppiere ma anche piatti, scodellini, bricchi tutti decorati con motivi floreali o con scene riprese da stampe d'epoca, non mancano però produzioni caratterizzate da un design contemporaneo e pezzi unici realizzati su commissione da artisti di fama.
Brocche ed altri oggetti in ceramica smaltata sono realizzate a Belluno, Padova, Este, Nove, Barbarano Vicentino e Schio
SELEZIONA VENETO PER I TOUR
I motivi ornamentali della ceramica siciliana si ispirano al ricamo, i colori caratteristici sono il bruno manganese, il verde ramina, il giallo oro ed il blu cobalto.
Caltagirone, il cui nome in arabo significa ?collina dei vasi?, è circondata da cave di argilla e da boschi, e la sua produzione ceramica risale all’epoca neolitica. Nel 14° secolo la fama di queste ceramiche raggiunse tutto il Mediterraneo, tanto che potevano circolare per il Regno senza dazi doganali. Nel ‘500 la produzione riprese con le cannate, tipici recipienti per l’acqua a decori turchini su fondo bianco. Caltagirone era nota anche per le caratteristiche lampade antropomorfe, i vasi decorati a fogliame verde e giallo, le forme per i dolci e per i fischietti in terracotta, divenuti oggetti da collezione per l’alto livello artistico a volte raggiunto.
Sciacca era, nel XV secolo, il centro produttivo di maioliche artistiche, in cui operavano i migliori maestri italiani. Era nota per i vasi smaltati e per le piastrelle decorate, realizzate su commissione di vescovi e nobili.
Nel ‘700 a Palermo venne introdotta la tecnica del “terzo fuoco”, con cui la ceramica, che arredava chiese e palazzi prestigiosi, veniva decorata dopo la cottura. Nel secolo successivo si passò alla produzione di vasi e servizi da tavola in fine porcellana destinati a nobili e borghesia.
A Santo Stefano di Camastra nel ‘600 si realizzavano mattoni e oggetti di uso quotidiano; alla fine del ‘700 si passò alle maioliche artistiche. Oggi è l’unico centro ancora attivo in cui si producono vasellame, servizi da tavola, le caratteristiche lucerne a quattro fiamme, brocche, fioriere e mattonelle, tutti a decori geometrici o floreali, con i caratteristici colori della ceramica siciliana.
SELEZIONA LA SICILIA PER I TOUR
La produzione ceramica in Sardegna è stata a lungo rivolta ad esigenze pratiche: si realizzavano tegami, contenitori per il cibo, brocche e vasi decorativi. L’argilla, di cui la Sardegna è ricca, veniva lavorata al tornio e cotta in forni a legna. Per decorarla si usavano terre coloranti naturali. La tradizione popolare continua con la produzione di stoviglie e anfore, decorate a rilievo o a graffiti con motivi naturalistici e geometrici, in particolare nel Campidano e ad Assemini, dove si realizzano le tipiche anfore a fiori, contenitori per tenere in fresco i liquidi ma anche complementi d’arredo, bomboniere e piastrelle
SELEZIONA LA SARDEGNA PER I TOUR
La produzione artigianale pugliese più famosa rimane quella dei vasi. La lavorazione della terracotta e della ceramica risalgono addirittura al terzo millennio. Di grande interesse sono alcune botteghe di ceramica artistica nel paese di Laterza, dove sono prodotti dei manufatti che si ispirano a forme e stili decorativi risalente al Medio Evo. Dalla pietra alla creta, già in età preclassica con i Messapi e i Dauni, che nel Salento da tempo sono un grande centro di produzione dovuta alla disponibilità di materia argillosa del territorio
SELEZIONA LA PUGLIA PER I TOUR
In Piemonte il centro di Castellamonte è fiorente da tempo per la realizzazione di ceramiche rustiche di uso quotidiano per la casa e per la cucina, per questo motivo gli abitanti di questo paese venivano chiamati "pignatè". Nel passato la fama di questi pignattari valicò anche i confini nazionali grazie anche ad una eccellente produzione di terrecotte per decorazioni architettoniche. Attualmente con il rinascere del gusto per il rustico le botteghe artigiane di Castellamonte hanno riavviato un'intensa produzione di stufe in ceramica con decorazioni a rilievo di gusto ottocentesco e tradizione alpina, nel comune di Rifreddo alcuni artigiani realizzano una vasta gamma di oggetti in terracotta
SELEZIONA IL PIEMONTE PER I TOUR
In Molise  le prime testimonianze di ceramisti molisani risalgono al Medioevo, ma fu nel 1400 che quest’arte fiorì in tutta la regione e in particolare a Campobasso. Si producevano articoli legati al mondo contadino: ciotole, vasi e tegami decorati da motivi animali o marini e colorati di blu, giallo ocra e verde o i tipici cilindri in terracotta usati come mattoni per le volte delle chiese. Oggi è un’attività diffusa ma rivolta soprattutto al mercato turistico
SELEZIONA IL MOLISE PER I TOUR
Nelle Marche le ceramiche di Casteldurante, l'odierna Urbania, erano considerate tra le più belle del rinascimento per le originali decorazioni e la raffinatezza dello stile “istoriato”. Anche Pesaro vanta una lunga tradizione: i piatti rinascimentali riproducevano scene cavalleresche e risentivano dell’influenza di Raffaello e degli umanisti alla corte dei Montefeltro; nel 18mo secolo vennero introdotte molte novità come la “rosa pesarese”. Ad Ascoli Piceno la produzione di maioliche risale al Medioevo, dove i figuli realizzavano stoviglie turchine, nere o rosse. Nel settecento i monaci olivetani ripresero la produzione, nell’ottocento validi artisti introdussero le decorazioni con rovine architettoniche e nel novecento divenne a livello industriale. Oggi continua grazie a pochi laboratori artigiani che realizzano zuppiere, brocche e vasi policromi decorati con la “rosa picena” o con figure geometriche.
Caratteristici sono i cocci di Fratterosa, vasellame e oggetti d’arredamento in terracotta lasciati al naturale o ricoperti da uno smalto nero violaceo
SELEZIONA LE MARCHE PER I TOUR
In Liguria l’attività di fabbricazione delle ceramiche ad Albisola è una tradizione antica ed inizia verso la fine del XV secolo. Nel 1600 vengono costruite circa 25 fornaci apposite per la cottura degli oggetti. Tra il 1600 ed il 1700 nasce in Italia ed in Europa numerose fabbriche di ceramiche dirette dai maestri albisolesi che producono oggetti di uso comune decorati in monocromia azzurra. Nel corso del ‘700 si aggiungono altri tipi di decorazioni: le “taches noires” terrecotte verniciate con fiori, piante, animali su uno sfondo azzurro pallido. Nel 1800 inizia il filone della produzione popolare come quella delle figurine del Presepe. All’inizio del ‘900 si inizia la grande produzione di maioliche nell’antico stile della monocromia azzurra.
Nelle Albisole, quella Marina e quella Superiore, la ceramica è caratterizzata dalla tipica decorazione ad ornati o figure di colore blu ottenute con l’ossido di cobalto su uno sfondo bianco o grigio-azzurro. Questa caratteristica colorazione della ceramica di Albisola è più conosciuta come “Antico Savona”.
SELEZIONA LA LIGURIA PER I TOUR
Nel Lazio la produzione ceramica di Viterbo era già regolamentata nel 13° secolo quando si iniziò a colorare piatti e boccali con l’ossido di manganese e ossido di rame per ottenere i caratteristici bruno e verde sul fondo bianco brillante ottenuto grazie allo smalto stannifero, segno di contatto con la produzione siciliana d’ispirazione araba. Nel 15° secolo si affermarono le decorazioni blu cobalto e in seguito altri colori per la riproduzione di simboli araldici e stemmi nobiliari. Dal 1600 l’introduzione della porcellana segna il declino della ceramica
SELEZIONA IL LAZIO PER I TOUR
I lavori dei mosaicisti di Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia,  sono sparsi in tutto il mondo ed ancora oggi da tutto il mondo continuano a giungere ordinazioni per i pavimenti a mosaico eseguiti con la primitiva tecnica romana delle tessere diagonali ricavate dai coloratissimi sassi del Tagliamento. La produzione attuale della regione spazia dalle imitazioni di mosaici antichi a opere di stile moderno come i ritratti molto personalizzati
SELEZIONA IL FRIULI VENEZIA GIULIA PER I TOUR
Ceramiche in Emilia Romagna . Faenza è città di terra lavorata con l’aratro e argilla adatta alla foggiatura e tornita poi da artigiani ed artisti che nei secoli hanno saputo inventare e innovare lo studio di forme nuove. Ogni loro creazione, anche piccola, viene sempre eseguita con lo stesso rigore e tradizione plurisecolare che ancora oggi resiste alla civiltà del consumo. La particolarità di questi capolavori, oltre alla bravura degli artigiani, è data dalla qualità delle argille, la temperatura del forno e con l’aggiunta di altri componenti si crea oggetti esclusivi per la varietà delle tinte, riflessi di superfici levigate, puntinate oppure graffite.
Il mosaico ha origini orientali e la sua tradizione antica viene mantenuta ancora oggi grazie alla continua formazione di nuovi artisti che nelle loro botteghe nella provincia di Ravenna, riconosciuta universalmente come capitale del mosaico, riproducono sia capolavori dei celebri mosaci di un tempo che originali creazioni attuali dando forma a delle composizioni di notevole ricercatezza estetica.
La tradizione del mosaico riesce ancora oggi ad attirare l’interesse di molti grazie ai laboratori di ravenna dove si tramanda l’antica e l’inimitabile tecnica decorativa
SELEZIONA L'EMILIA ROMAGNA PER I TOUR
In Campania molte forme artigianali sono rimasti inalterati, una è quella delle porcellane di Capodimonte: è in assoluto una delle forme artistiche che più eccellono nell’arte. Se a Capodimonte gli si compete il primato delle porcellane d’arte, in egual modo la cittadina di Vietri sul Mare ha il titolo di capitale della ceramica. Questa forma d’arte nel tempo è riuscita a svilupparsi anche nei centri cittadini limitrofi, quali Nocera, Cava dei Tirreni e Salerno
SELEZIONA LA CAMPANIA PER I TOUR
In Calabria la produzione di ceramica e terracotta, la cui origine risale ai tempi del neolitico, può avere caratteristiche popolane oppure somigliare molto ai modelli di quelle greche e romane rinvenute negli scavi di Sibari. La lavorazione della creta avviene completamente a mano sui torni a pedale e cotta all’antica maniera nei forni. Molto pittoresche le figurine dei briganti o di acquaiole e quelle dei pupi per il presepe che rappresentano gli antichi mestieri. I pezzi di maggiore interesse sono quelli in cui gli artigiani esprimono al meglio le sue radici della civiltà mediterranea e, soprattutto, in quella della Magna Grecia, da cui indirettamente discende, e si possono trovare nelle botteghe di Locri, Bagnara Calabra, Gerace, in provincia di Reggio Calabria, a Sibari, in provincia di Cosenza ed a Squillace, in provincia di Catanzaro
SELEZIONA LA CALABRIA PER I TOUR
LAVORAZIONE DELLE PIETRE
LAVORAZIONE DELLE PIETRe
strade della lavorazione delle pietre italia
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La lavorazione del marmo e dell’alabastro sono caratteristiche della Toscana.
Dalle Alpi Apuane, a Carrara, in particolare, si estraggono decine di marmi e graniti diversi. Accanto alle industrie che riforniscono per il settore dell’edilizia e dell’arredamento, molti artigiani lavorano ancora di scalpello per oggetti ornamentali e pezzi unici. Gli Etruschi iniziarono ad estrarre l’alabastro per realizzare urne cinerarie. Dopo un lungo periodo buio, l’attività riprese a Volterra grazie alla fondazione di una fabbrica che attraverso i viaggiatori dell’alabastro diffuse oggetti delicatissimi in tutta Europa. Gli artigiani si associarono nella Cooperativa Artieri tuttora attiva, sebbene le cave si stiano esaurendo.
Tradizione tipica della zona intorno a Bagni di Lucca sono le figurine in gesso, molto diffuse dal 1700 fino agli anni Cinquanta. I figuristi si riunivano in compagnie e giravano l’Europa per produrre e vendere questi oggetti molto semplici, talvolta spacciando il materiale per marmo. Si rappresentavano animali, personaggi del presepe o della mitologia e a volte personaggi famosi. Nonostante l’avvento dell’industria e dei materiali sintetici, decine di artigiani producono ancora figurine tradizionali, soprattutto per presepi e santuari
Famosi , specie nel Fiorentino l'arte del Mosaico: si producono anche oggetti con intarsi in marmo, tavoli e pannelli intarsiati in scagliola
In Abruzzo, come testimoniano i tholos, antichi rifugi dei pastori sulla Majella, le chiese, le abbazie e gli eremi medievali e romanici, la pietra bianca è sempre stata un elemento fondamentale dell’architettura abruzzese.
Oltre agli abili scalpellini e maestri rifinitori che operavano in campo edilizio, c’erano artigiani che con la pietra realizzavano attrezzature da lavoro e domestiche come macine per il grano, frantoi, pozzi, vasche, camini e mortai. La pietra preferita da scultori e artisti era quella della Maiella, di cui erano ricche le cave di Poggio Picenze, in provincia dell’Aquila.
Questa pietra bianca era finissima e duttile ma molto resistente, quindi ideale per costruire palazzi e monumenti, ancora visibili in zona, oltre che per fregi, altari e fonti battesimali.La lavorazione della pietra continua vivacemente a Lettomanoppello, dove oltre a vari laboratori di restauro, ci sono botteghe in cui si realizzano complementi d’arredo come fontane, camini, bassorilievi
SELEZIONA L'ABRUZZO PER I TOUR
In Valle di Aosta e nelle Alpi, in generale, è molto diffusa la pietra ollare, una roccia di colore verde, con cui nella Preistoria si producevano le armi. Oggi viene tagliata, scolpita e tornita, in particolare in Valtournenche e Champorcher, per realizzare soprammobili, grolle, recipienti e anche stufe, tipiche di Gressonay
SELEZIONA LA VALLE DI AOSTA PER I TOUR
In Sicilia la pietra lavica, formatasi nel corso di secoli intorno all’Etna, è l’elemento caratteristico delle città ricostruite in stile barocco dopo il terremoto del 1693: Noto, Catania, Acireale. Le lastre nere e lucide decorano esternamente chiese e palazzi del Settecento. Ma per la sua resistenza questo materiale veniva utilizzato anche per strade e piazze. Ancora oggi si adatta al restauro dei centri storici, magari in forme più artistiche rispetto a quelle originali. Con la pietra lavica inoltre, si realizzano sculture, arredi urbani, e, accostandola alla ceramica, preziosi oggetti d’arredamento e souvenir, in particolare a Giarre. Anche la pietra di Modica viene impiegata per panchine, fontane e fioriere e per i rivestimenti di facciate o pavimentazioni a intarsio. La pietra di Comiso è una pietra calcarea, simile al marmo, utilizzata per fregi, archi e colonne.
La lavorazione del corallo si è sviluppata in Sicilia insieme alla pesca, poiché le coste erano ricche di barriere coralline. Palermo era nota per il corallo nero, Catania e Messina per quello bianco, Trapani e Sciacca per quello rosso, noto già nel primo secolo d.C. e considerato di buon auspicio per i neonati. La lavorazione del corallo rosso raggiunse livelli artistici pari a quelli napoletani, soprattutto tra il ‘500 e il ‘600 quando, accanto a rosari, collane e decorazioni di arredi religiosi, iniziò la produzione di elaborate sculture, commissionate da nobili che le donavano a re e papi. Nelle zone di Trapani e Sciacca l’attività è ancora viva, ma a causa del progressivo esaurimento delle riserve di corallo, talvolta la materia prima viene importata ancora grezza e lavorata da artigiani che sono spesso anche orafi
SELEZIONA LA SICILIA PER I TOUR
Sardegna : un posto di rilievo meritano i lavori realizzati in corallo, l'oro rosso sardo, ritenuto dagli esperti uno dei migliori del mondo
SELEZIONA LA SARDEGNA PER I TOUR
Piemonte : caratteristica della Valsesia una piastra con manico usata per abbrustolire una sfoglia di farina bianca chiamata "miacc" che dà il nome all'oggetto stesso.
Nella Val Chisone è diffusa la lavorazione della pietra ollare mentre a Ghigo di Prali vengono scolpiti nel talco oggetti decorativi.Di notevole importanza sono le cave di marmo della Val Germanasca. Alcuni centri dove viene lavorato questo materiale sono Pinasca e Perosa Argentina dove risiede una ditta che scolpisce la pietra da cinque generazioni.  In Val Chisone vi sono numerose cave di granito. L'utilizzo della pietra è riscontrabile in numerosi edifici storici del Piemonte come il Forte di Fenestrelle, il portale del Fore Serre Marie, l'utilizzo del granito si può invece osservare in alucni palazzi della città di Torino come ad esempio il teatro Regio. La lavorazione della pietra è talmente radicata in questa regione che a Bagnolo, antico centro medioevale, ogni due anni si tiene una mostra-mercato regionale che raccoglie l'adesione di numerosi espositori, tutti artigiani di materiali lapidei che mostrano sculture, complementi d'arredo e realizzazioni architettoniche
SELEZIONA IL PIEMONTE PER I TOUR
Nelle Marche la vallata del Tronto è ricca di cave di travertino (lapis tiburtinus), il materiale impiegato da duemila anni per i palazzi, le chiese e le piazze di Ascoli Piceno. Questa pietra chiara si estrae facilmente ma nel tempo acquista durezza ed è difficile da lavorare. I marmisti, comunque, la impiegano anche per lapidi, fioriere, caminetti, panchine e rivestimenti. Di recente si è sviluppata una produzione di oggetti d’arredamento e di decoro nei rari laboratori artigianali rimasti. Acqualagna, oltre ad essere la capitale del tartufo, vive della lavorazione della pietra rosa del Furlo, una roccia calcarea di origine marina, utilizzata per rivestimenti, caminetti, scalinate e da alcuni artisti per realizzarne oggettistica ornamentale
SELEZIONA LE MARCHE PER I TOUR
Liguiria : Il rissêu una delle più famose espressioni artistiche che si conosce dell’utilizzo della pietra.
La pavimentazione a rissêu (in dialetto genovese rissoli) sta a significare quel tipo di pavimentazione a ciottoli di mare in colorazioni diverse nella  sua interezza. La pavimentazione a rissêu è costituita dal sapiente accostamento di ciottoli di mare su un sottofondo di sabbia e ghiaia e con l’abilità dell’uomo con la sua arte di metterli in opera con questi materiali poveri, si riesce a creare delle vere opere d’arte.
L’abilità sta nell’accostare pietre dai colori e dalle sfumature diverse per creare vari disegni e decorazioni soprattutto con tema floereale.
La messa in opera di questa pavimentazione ha origini antichissime e legate per lo più alla necessità di creare selciature alle acque piovane e limitarne il deterioramento degli agenti atmosferici. Nella maggior parte dei casi è usata per selciati che ricoprono terreni antistanti edifici religiosi ed edifici civili
SELEZIONA LA LIGURIA PER I TOUR
In Lombardia, la pietra ollare, la cui lavorazione, di origine preistorica è una pietra verde, tenera, in grado di trattenere il calore: già utilizzata in tempi remoti per la fabbricazione di pentole chiamate “lavéec” e oggetti casalinghi. In passato si credeva che i “lavéec” avessero il potere di neutralizzare le eventuali sostanze velenose presenti negli alimenti.Viene tott’oggi estratta e lavorata a Valchiavenna e in tutta la Valtellina per la realizzazione di oggetti ornamentali e decorativi
SELEZIONA LA LOMBARDIA PER I TOUR
Campania : lungo le coste, del litorale napoletano, fin dall’antichità si pescava il corallo. Per la sua forma ramificata era considerata, questo per molti secoli, un vegetale. Fu anche legata a molte leggende popolari come quella che la faccia risalire al sangue della testa della Gorgone uccisa da Perseo.
Per quanto riguarda il cammeo invece nasce come incisione su pietra nel III secolo a.c. e nel corso dei tempi restò invariato, non lasciandosi modificare non solo nelle epoche trascorse ma anche fino ai nostri giorni.
SELEZIONA LA CAMPANIA PER I TOUR
LAVORAZIONE DEL VETRO E DEL CRISTALLO
CRISTALLO E VETRO
sulle strade della lavorazione del vetro in italia
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Toscana: la lavorazione del vetro e del cristallo risale al 1300. Il gambassino era il bicchiere a tronco di cono senza gambo, tipico della Val d’Elsa, zona oggi specializzata nella produzione di calici, bottiglie, vassoi di cristallo. Caratteristica di Empoli erano fiaschi e damigiane in vetro verde, oggi sostituito dal vetro artistico colorato
Nel Veneto la lavorazione del vetro a Venezia si comincia a sviluppare attorno all'anno mille, grazie ai contatti commerciali con l' Oriente gli artigiani hanno la possibilità di portare ai massimi livelli quest'arte in quanto gà patrimonio dei popoli orientali come Egiziani, Fenici, Siriani.
Un secolo più tardi le fornaci a causa dell'inquinamento e dei rischi d'incendio sono costrette a spostarsi nella vicina isola di Murano dove le famiglie si tramandano di generazione in generazione i segreti di questa lavorazione che produrrà oggetti la cui qualità non riuscirà ad essere eguagliata in nessuna altra parte del mondo, rendendo Murano la capitale mondiale della lavorazione del vetro.
L' ampissima produzione di oggetti in vetro comprende specchi, lampadari, sculture, oggetti in vetro soffiato, cristalleria, tutti realizzati tramite diverse tecniche delle quali alcune antichissime come la murrina, l'incisione, il lavoro a lume e la decorazione a smalto.Nel resto del Veneto altri centri di lavorazione del vetro si trovano a Fossalta di Portogruaro, a Mirano e Piombino Dese. Mira è conosciuta per la lavorazione di mosaici mentre una produzione tipica di Rocca Pietore sono le artistiche coppe in vetro rivestite di fini lavorazioni in ferro battuto a motivi di tralci e foglie. A Belluno laboratori artigianali si dedicano alla realizzazione di
bigiotteria in vetro
Piemonte: l'arte della vetrata e quella del mosaico "alla veneziana" sono praticate nella città di Torino e nel comune di Campignano Sesia. Gli artigiani piemontesi in questo campo raggiungono risultati di straordinaria bellezza, tra i manufatti più apprezzati
vi sono le vetrate artistiche utilizzate come componente d'arredo dai progettisti ed architetti nella costruzione delle dimore borghesi
LAVORAZIONE DEI METALLI
RAME E LAVORAZIONE METALLI
le lavorazioni del metallo in italia
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Toscana. Scarperia è dal Medioevo la patria delle lame da taglio. Essendo un presidio di difesa circondato da campagne, sviluppò la produzione di armi e attrezzi agricoli. Poi si passò alla produzione di coltelli, inizialmente destinati ai viaggiatori di passaggio tra Bologna e Firenze; attività che tra alti e bassi continua. Si realizzano ancora i tipici coltelli dalle lame sottili e aguzze e il manico in corno di bue, destinati a collezionisti e amatori.
La produzione di oggetti in ferro battuto, come pure la lavorazione del rame è diffusa in tutta la Toscana. Articoli caratteristici sono i testi utilizzati per cuocere dischi di farina di castagne: necci
Importantissima l’oreficeria toscana è influenzata dalle antiche tecniche etrusche per la lavorazione dei gioielli. Nonostante le importanti industrie della provincia di Arezzo, molti artigiani continuano a produrre capolavori in tutta la regione e soprattutto a Firenze, grazie al turismo che ne favorisce il mercato
SELEZIONA LA TOSCANA PER I TOUR
In Abruzzo la lavorazione del rame e del ferro battuto resta uno degli elementi portanti dell’artigianato abruzzese. In ogni centro storico, si possono incontrare botteghe di ramai che   con un martello di legno lavorano a sbalzo lastre di rame per realizzare pentole, vasi, bracieri, piatti artistici e soprattutto conche, recipienti con cui le donne trasportavano l’acqua, divenuti ormai simbolo dell’Abruzzo. La principale zona di lavorazione del rame era la valle del Chiarino, in provincia di Teramo, ricca di questo metallo. Ora a Tossicia sono rimasti pochi artigiani che continuano a realizzare pezzi unici più per amore che per guadagno. Sbalzatori di rame sono presenti anche a Spoltore, Cepagatti, Popoli, Vasto. Con il ferro, battuto sui carboni ardenti, si producono un po’ ovunque attrezzature per il camino, attrezzi agricoli, oggetti per la casa.Gli artigiani più abili si dedicano a produzioni più raffinate: cancelli, testate di letti, lampioni, tavolini e suppellettili varie. Guardiagrele, posta sulle pendici orientali della Maiella, è il principale centro di lavorazione del ferro battuto, in particolare di cancellate, inferriate e arredi interni. Altri centri in cui prospera quest’attività sono Sulmona e Ortona
L’arte orafa abruzzese nasce con la realizzazione di simboli ed amuleti ed è documentata già dal 1300. Un forte impulso fu dato dall’opera di Nicola da Guardiagrele, allievo del Ghiberti a Firenze, che operò nella prima metà del ‘400. Proprio Guardiagrele è uno dei centri in cui l’attività orafa è ancora vitale, con le sue particolari creazioni in filigrana. Intorno alla metà del 1500 fiorì l’oreficeria popolare di Scanno e Pescocostanzo. Da qui la microfusione, la lavorazione dell’argento,di Scanno, e l’utilizzo di pietre dure e coralli, ispirandosi ai costumi locali alla  filigrana d’oro, ispirata agli orafi del nord Italia, di Pescocostanzo
Simbolo dell’oreficeria abruzzese è la “presentosa”, gioiello in filigrana a forma di stella con uno o due cuori centrali, che indicava la condizione di “nubile” o di “impegnata” di chi lo indossava.
Una nota categoria di artigiani legati all’oreficeria era quella dei “corollari” di Giulianova, in prevalenza donne che avevano legato la propria fama alle operazioni di “brillantatura” e “faccettatura” dei coralli, che si distinguevano da quelle effettuate in altre zone d’Italia. Di quest’arte, purtroppo, restano poche testimonianze, sovente raccolte da collezionisti privati.
SELEZIONA L'ABRUZZO PER I TOUR
Gli oggetti della tradizione artigiana lucana sono creati per lo più a soddisfare, oltre che un innato bisogno estetico, anche le normali esigenze della vita quotidiana.
I maestri che lavorano il ferro battuto si dedicano soprattutto a ringhiere, grate, letti e alari.
La provincia di Potenza è ricca di manufatti interessanti: a Tricarico, Rivello, Sant’Angelo ci sono abilissimi ramai che fin dall’antichità sono riusciti con grande perizia a stagnare le parti interne delle pentole e tegami, indispensabile ad isolare il metallo dai cibi.
A Terranova di Pollino si continua la lavorazione di rustici coltelli con custodia in legno.
L’arte di forgiare il ferro è ancora molto diffua e praticata in tutta la regione Basilicata e soprattutto nei paesi di: Rapone. Potenza, Matera,Avigliano e Sasso di Castalda.
A Stigliano si producono ancora campanacci per le mucche patinati in ottone e smaltati
SELEZIONA LA BASILICATA PER I TOUR
Veneto: oggetti artistici in bronzo e ferro battuto si realizzano a Cortina d'Ampezzo, Lentiai e Agordo. La lavorazione del ferro è molto diffusa anche a Casteguglielmo in provincia di Rovigo, a Santa Giustina in Colle, a Cogollo nel veronese ed in numerose botteghe nel trevigiano dove sono attivi anche laboratori di oreficeria e di argenteria.
La lavorazione dell'oro molto antica e diffusa è comunque prerogativa della città di Venezia, qui gli orafi nei secoli passati erano famosi per le maglie d'oro chiamate "manin". Oggi gli artigiani cercano ispirazioni per le loro creazioni negli oggetti del cinquecento e del seicento o addirittura dalle forme antiche della civiltà greca, non mancano comunque di creare forme originali dal design moderno.
I laboratori orafi di Vicenza sono invece rinomati per la produzione di catene di ogni genere e forma.
SELEZIONA IL VENETO PER I TOUR
In Valle di Aosta l’arte del ferro battuto era diffusa già nel Medioevo e fu fiorente fino al 1900, soprattutto per la produzione di armi e di oggetti di uso domestico o agricolo. Oggi, soprattutto nella Val di Cogne, si realizzano lampade e lampadari, appendiabiti, portaombrelli e altri arredamenti dal carattere rustico, oltre anche insegne, balaustre e cancellate
SELEZIONA LA VALLE DI AOSTA PER I TOUR
In tutta la regione del Trentino Alto Adige il ferro battuto viene forgiato in artistiche inferriate per porte, finestre e ringhiere sia in stile antico e sia moderno. Il rame e l'ottone sono lavorati a sbalzo od a cesello per produrre i boccali, brocche, paioli, ecc. In tutta la regione si esegue arredi sacri in ottone per la chiesa e lavorazioni artistiche in bronzo sacre e profane.
Bolzano e Merano sono importanti centri di lavorazione dell'oro e dell' argento
SELEZIONA IL TRENTINO ALTO ADIGE PER I TOUR
Espressione tipica dell’artigianato sardo sono i coltelli, sia i comuni coltelli a serramanico dei pastori che quelli raffinati da collezione, perché indice di balentia, affermazione morale. I manici, in corno di muflone o di montone, possono essere decorati in ottone o rame. Le lame di acciaio hanno forme diverse, secondo l’uso. I centri principali sono Guspini, Arbus, Santulussurgiu e Pattada, che danno il nome a particolari fogge di coltelli.
Il rame è lavorato da alcune famiglie di Isili, località vicina ad una miniera antichissima. Si realizzano caldaie, pentole, mestoli richiesti soprattutto per scopi ornamentali. La lavorazione del ferro è tipica della zona del Sulcis, ricca di miniere. Oltre a cancelli e balconi si realizzano letti, bastoni per tende e altri complementi d’arredo. La lavorazione del bronzo era diffusa fin dall’epoca nuragica per la realizzazione di armi e utensili quotidiani. Recentemente, dopo una lunga crisi, quest’arte è tornata in auge grazie ai bronzetti, statuine raffiguranti capi tribù, popolani e animali nuragici destinati al mercato turistico
Altro artigianato di rilievo è quello orafo. Nato in origine come ornamento all'abito sardo per dargli maggior risalto con bottoni d'oro e d'argento, anelli, braccialetti, collane, catene ciondoli, amuleti ed orologi, spille, fibbie; gli ornamenti, infatti, sono spesso realizzati in filigrana e diedero già in passato un notevole impulso all'artigianato locale che ancora oggi è piuttosto rinomato. La tradizione orafa è vivissima in parecchi centri dell'isola dove i gioielli sono ancora incisi a bulino e pazientemente battuti a martello.
SELEZIONA LA SARDEGNA PER I TOUR
In Piemonte la lavorazione di oggetti in ferro battuto specialmenti quelli legati all'artigianato del mobile come decorazioni, borchie, maniglie e serrature ma anche oggetti legati ad un uso domestico è abbastanza diffusa in numerose località del Piemonte come Domodossola Saluzzo, Fossano, Alba, Verzuolo, Acqui, Casale Monferrato e Rivalta Bormida. Il centro di Dronero è invece famoso per la produzione di falce e falciole, qui nelle fabbriche esperti artigani realizzano tutti i tipi esistenti di questo attrezzo ed infatti Dronero è considerata la capitale europea della falce.
Torino vanta un'antica tradizone nella lavorazione dei metalli ed in particolare del ferro che viene lavorato al fine di ottenere oggetti inferro battuto lavorati a sbalzo o con decorazioni o a smalti policromi come lanterne parascintille da camino e lettiere.
SELEZIONA IL PIEMONTE PER I TOUR
In Molise vietata la costruzione di armi, gli artigiani ripiegarono sulla realizzazione di attrezzi domestici e da lavoro o di lame da taglio. Oggi la produzione di forbici e coltelli a serramanico di Frosolone è rinomata. Grazie ad alcuni giovani artigiani sta riprendendo anche l’arte dell’acciaio traforato, in passato nota anche all’estero. La lavorazione del ferro battuto era diffusa in tutto il Molise: si realizzavano cancelli e balconate o stampi per dolci, chiodi di varie misure per calzature o per ferrare i cavalli e chiavi artistiche per portoni. Adesso, ovviamente, i pochi fabbri rimasti si dedicano ad oggetti ornamentali e da arredamento. Lo stesso discorso vale per il rame: quello di Agnone era molto apprezzato per la qualità garantita. Si producevano conche, mestoli, paioli, bracieri e tegami; oggi per adeguarsi al mercato si realizzano piatti decorativi, miniature e oggetti ornamentali. Nel ‘400 il Molise era uno dei centri principali per la produzione di armi. Da quell’esperienza si è sviluppata ed è tuttora viva l’arte della coltelleria, in particolare a Frosolone, dove si realizzano rasoi, coltelli e forbici rifiniti in corno bianco patinato, con qualità tecniche ed estetiche che li rendono noti a livello mondiale
SELEZIONA IL MOLISE PER I TOUR
Force, nelle Marche, è detta “città dei ramai”, perché nell’ottocento quest’attività artigianale era molto diffusa. Si narra che la lavorazione del rame sia stata introdotta da alcuni zingari, ma la produzione di lastre di rame fu avviata dai monaci farfensi. Oggi solo qualche appassionato continua a sbalzare il rame per realizzare conche e souvenirs.
A Cagli e Treia la lavorazione del ferro battuto ha origini antiche ed un alto valore artistico. Ripe è detta “la città dei mestieri” e vi operano ancora alcuni fabbri, la cui tradizione è talmente importante da essere rappresentati nello stemma cittadino. Nel Medioevo Ascoli era nota per la produzione di armi e corazze, oggi riprodotti e restaurati a San Benedetto del Tronto. L'oreficeria è fiorente a Fano e Jesi dove la tradizione continua sugli stessi livelli artistici che la hanno resa famosa nel mondo. Nelle zone intorno a Loreto e alle Grotte di Frasassi si è sviluppata un attività orafa che produce articoli religiosi e souvenir
SELEZIONA LE MARCHE PER I TOUR
Nel Lazio , a testimonianza dell’oreficeria sacra restano le splendide croci in oro o argento tipiche della Sabina.
I gioielli in oro e coralli delle balie ciociare sono diventati famosi
Vere e proprie scuole orafe sono nate nella zona dei Castelli e a Tarquinia
Ad Alatri, Anagni, Fiuggi, si lavora il rame e si realizzano soprattutto i “conconi”, tipici contenitori per l’acqua che ormai rivestono solo un ruolo ornamentale. Veroli è nota per la produzione in ferro battuto, utilizzato per creare letti, lampadari e cancelli. Per secoli è stata un centro di fusione delle campane
SELEZIONA IL LAZIO PER I TOUR
In ogni paesino del Friuli Venezia Giulia, c’era una fucina dove il fabbro forgiava le parti in ferro degli attrezzi e dei mezzi di trasporto essenziali per quei percorsi montani quali carri e slitte. All’occorrenza lo stesso fabbro svolgeva anche lavori da maniscalco.
Nell’ambiente domestico della casa friulana il ferro è il materiale più presente dagli infissi agli accessori del camino.
Tra le tecniche di lavorazione dei metalli spicca quella antica del martellamento, sbalzo, cesellatura. I materiali più usati per la realizzazione di oggetti sono il rame e il bronzo
SELEZIONA IL FRIULI VENEZIA GIULIA  PER I TOUR
In Emilia Romagna la lavorazione artistica del ferro è molto diffusa nella regione dell’Emilia Romagna e viene lavorata con eccellente maestria in laboratori diffusi su tutto il territorio regionale. Ci sono poi alcuni paesi dove si trovano lavorazioni particolari proprie del territorio, come: riproduzione di armi antichi a Savignano sul Rubicone; a Ferrara la realizzazione di cancellate, ringhiere e balustri; a Brisighella (Ra) troviamo l’artigianato specializzato nella replica di antichi lampadari; poi l’oreficeria e giolleria interamente eseguiti a mano a Sarsina, Forlì, Russi, ecc..
Una delle fonderie di campane più nota del nord Italia la troviamo a Castelnovo ne’ Monti (R.E.). La sua notorietà è dovuta al maestro Giovanni da Pontremoli che fuse le campane della pieve locale nell’anno 1414, fino poi a continuare la tradizione la famiglia Capanna che ebbe il merito di sviluppare e migliorare il modellamento e fusione delle campane
SELEZIONA L'EMILIA ROMAGNA  PER I TOUR
L’artigianto calabro continua con la lavorazione del ferro battuto e del rame a Serra San Bruno, dell'oro e argento a Crotone
SELEZIONA LA CALABRIA  PER I TOUR
TESSUTI,  MERLETTI , PELLI E CUOIO
tessuti e filati
le lavorazioni dei tessuti e dei filati in italia
tutti i tour contrassegnatimade in italy ritorna alla ricerca
Toscana :Prato è il centro dell’industria tessile toscana, in zona operano ancora artigiane che realizzano coperte di lana a rosastella, tappeti e teli per biancheria o il tipico “truciolone”, tessuto realizzato con stoffe di recupero e canapa. Nel Casentino è tornata in auge la produzione del panno-lana, non solo a livello amatoriale. I ricami sono tipici di Pistoia, dove quest’arte iniziò nel Medioevo. Fino al 1700 solo gli uomini e le suore nei conventi potevano praticare quest’attività, considerata troppo nobile per le donne. Durante la Belle Epoque i lavori realizzati dalle donne sparse per le campagne, venivano venduti lungo le spiagge di tutta Italia. Ancora oggi esistono molte imprese artigiane che continuano a tenere alto il nome del ricamo fiorentino.
In Maremma, nonostante i butteri siano ormai rari, alcuni artigiani continuano la produzione di selle, briglie, abbigliamento e calzature per l’equitazione, utilizzando pelli di prima qualità e facendosi apprezzare in tutto il mondo.
Mentre tutta la valle dell' Arno è caratterizzata dalle lavorazioni della pelle e del cuoio da qui un ricca produzione calzaturiere e di pelletteria
Inusaule ma da non sottovalutare la produzione di Cashimire del Chianti
SELEZIONA LA TOSCANA PER I TOUR
Abruzzo: l’arte della tessitura nasce dall’esigenza delle ragazze di prepararsi il corredo per le nozze e dall’abitudine delle mogli dei pastori di preparare abiti e coperte per la transumanza.
A Taranta Peligna già nel XIII secolo esistevano tintorie e centri di cardatura della lana. Proprio dalla lavorazione della lana, diventata meccanica nell’800, nascono le famose “tarante”, tipiche coperte abruzzesi damascate, a due colori e con motivi floreali e geometrici, che hanno la particolarità di poter essere utilizzate da entrambi i lati. La città di Penne è l’unico centro della regione in cui si realizzano ancora gli arazzi, che resero la tappezzeria abruzzese del XVIII secolo tra le migliori d’Europa. I tappeti, però, non erano annodati come quelli persiani bensì formati da due serie alternate di fili, l’ordito e la trama, a cui si intrecciavano i fili colorati delle decorazioni. Questi tappeti non venivano stesi sul pavimento ma su mobili, letti e pareti. La lavorazione della pelle e del cuoio è un’attività ancora fiorente. In provincia di Teramo si producono borse, cinture e vari articoli in pelle. A L’Aquila si producono selle per cavalli richieste da tutto il mondo. L’arte del merletto, secondo la tradizione, fu importata nell’aquilano dalle suore benedettine arrivate da Cluny. In epoca borbonica i merletti abruzzesi erano considerati i migliori del Regno delle due Sicilie. I più noti erano e restano i merletti al tombolo di Scanno e Pescocostanzo. Il merletto pescolano (come quello aquilano) è ispirato a quelli del nord Italia. E’ realizzato con un filo più spesso, solitamente di lino o seta, una lavorazione a filo continuo e un numero maggiore di fuselli. I disegni, di solito, sono originali e non reperibili in commercio ma tramandati di madre in figlia. I punti tipici del merletto di Pescocostanzo sono il punto antico, più complesso, con cui si creano motivi floreali e ornamentali usando un numero indefinito di fuselli, e il punto nuovo, per motivi più geometrici. In entrambi, comunque, la particolarità è di lavorare contemporaneamente il fondo e il disegno, facendo risaltare le figure, attraverso il chiaroscuro, su una rete leggera di fondo, detta tulle. Il merletto scannese è, invece, autoctono e caratterizzato dal filo di cotone sottile, dalla tecnica del filo riattaccato, cioè spezzato al termine di ogni parte di lavoro e da un numero minore di fuselli. I motivi tipici sono fiori e ampie volute. Una volta realizzate le varie parti, si usa l’uncinetto per attaccarle e formare il cosiddetto pizzo rinascimentali
SELEZIONA L'ABRUZZO PER I TOUR
Nel 1500 la laguna veneta, ed in particolare l’isola di Burano, era un importante centro di lavorazione del merletto ad ago, il cosiddetto <<punto in aria>>. Nel secolo successivo divenne un ornamento di prestigio sugli abiti femminili e maschili. Con il passare del tempo è cresciuta sempre più la richiesta del merletto da tutte le corti d’Europa
SELEZIONA IL VENETO PER I TOUR
La tessitura della lana , in Valle di Aosta, risale al Medioevo ma viene ancora praticata, soprattutto in Valgrisenche dove si produce il "drap", un tessuto grezzo con cui in passato si realizzavano abiti e coperte dai toni scuri, mentre oggi è utilizzato per arredamenti rustici, cuscini e borse a colori vivaci e disegni geometrici.
Nella valle di Champorcher esiste una lunga tradizione di tessitura della canapa, riattivata di recente per realizzare camicie, asciugamani e tovaglie.
A Gaby si producono ancora i socks o piouns, delle pantofole fatte con tessuti di recupero, ricamati per le donne, dai colori vivaci per le feste e con la suola di feltro e canapa.
Cogne è famosa per il pizzo a tombolo, importato intorno alla metà del 17mo secolo dalle suore di Cluny. Per questo merletto si usa del filo di lino grezzo o bianco, i motivi faunistici hanno nomi dialettali e si tramandano di madre in figlia
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SELEZIONA LA VALLE DI AOSTA PER I TOUR
In Umbria si tessono ancora a mano tele di lino, utilizzando antichi telai e rispettando tecniche e decorazioni antiche. Le tipiche tovaglie perugine, ritenute le migliori d’Italia, sono di colore azzurro, decorate con motivi geometrici, mitologici e soprattutto con il Grifo, simbolo della città. A Città di Castello i tessuti in lino vengono operati a “occhio di pernice”, o con il “quadruccio umbro”. Il punto Assisi, tipico della cittadina da cui prende il nome, risale al 14° secolo e crea sulle tele una serie di pieni e vuoti molto originale. A Panicate si eseguono preziosi ricami sul tulle, secondo tecniche originali. A Orvieto e sull’Isola Maggiore del Lago Trasimeno si realizzano merletti al tombolo ed una particolare trina all’uncinetto, detta “pizzo d’Irlanda”, diffusa dai domestici irlandesi di una nobildonna locale.
SELEZIONA L'UMBRIA PER I TOUR
In Trentino Alto Adige , grande tradizione hanno i merletti al tombolo , detti anche fuselli , a cui si dedicavano originariamente le donne benestanti. Successivamente divenne attività delle donne contadine della Valle Aurina
SELEZIONA TRENTINO ALTO ADIGE  PER I TOUR
Lo sfilato nasce nel 1300 nei conventi delle zone orientali della Sicilia . Inizialmente i teli di lino venivano sfilati e ritessuti completamente, aggiungendo fili pregiati. Nel tempo la tecnica è stata semplificata, quindi si sfilano solo alcune serie di fili e si riannodano quelli rimasti, creando un reticolato di pieni e vuoti che forma dei decori geometrici, e che può essere ricamato. Ancora oggi nelle province di Ragusa, Siracusa e Catania abili artigiane ricamano tovaglie, lenzuola, coperte, tendaggi e scialli.
Il filet nasce, invece, in Francia. E’ una rete leggerissima realizzata con il modano, una sorta di ago utilizzato anche dai pescatori. La rete va fissata su un telaio e ricamata seguendo un disegno. E’ una lavorazione tipica di Isnello, città in provincia di Palermo detta “la culla del filet e del ricamo”.
Agli inizi del ‘900, nella zona di Catania, si diffuse il merletto al tombolo, grazie ad una baronessa che ne istituì una scuola presso un convento di suore. Oggi è un’arte ancora fiorente e addirittura Mirabella Imbaccari è detta “la città del tombolo”.
Il simbolo dell’artigianato tessile siciliano è invece la frazzata, tipica di Erice. Si tratta della creazione di tappeti attraverso un telaio manuale su cui s’intrecciano stoffe di recupero e filati dai colori sgargianti che creano enormi disegni geometrici, floreali o arabescati
SELEZIONA LA SICILIA PER I TOUR
I manufatti tessili tipici della Sardegna sono gli arazzi e i tappeti. La loro funzione principale era coprire la cassapanca, quindi si spiega la  divisione in zona centrale e zone laterali che fungono da cornice. Quella centrale è decorata con oltre 20 tipi di mustras, figure geometriche, floreali, animali o simboliche. In Barbagia dove è più diffuso il telaio verticale, i tappeti (pettenedda) hanno una doppia faccia e sono più resistenti perché un rivestimento di lana ricopre l’ordito di cotone. La tecnica a pibiones (acini d’uva) è la più diffusa nella regione. Permette di creare disegni in rilievo dai colori tenui. I tappeti di Isili presentano strisce orizzontali dai colori vivaci e forme di animali, spesso stilizzate.Lo scialle in lana o lino di Oliena è un altro simbolo dell’artigianato tessile sardo. Ha toni scuri, con ricami dorati e argentati e pietre preziose. Sono note, inoltre, le tovaglie di Teulada, ricamate con fiori e frutti realizzati con diversi punti tra cui il complicato punto teuladino tramandato di madre in figlia. Bosa è nota per il filet realizzato ancora dalle donne del paese per ricamare tende e tovaglie
SELEZIONA LA SARDEGNA PER I TOUR
I tessuti, realizzati a mano su antichi telai, trovano nella regione pugliese una vera culla con la sua storia per la bravura degli artigiani che lasciano storie di testimonianze ritenuti dei veri capolavori nei merletti e ricami
SELEZIONA LA PUGLIA PER I TOUR
A Pievebovigliana, nelle Marche,  resiste una produzione tessile che utilizza tecniche antiche e ripropone elementi decorativi tradizionali come animali, stelle e scene di saltarello, tipica danza regionale.
A Piobbico si realizzano pregiati tappeti rustici in lana, realizzati su telai manuali. La stampa a mano su stoffe è tipica di Carpegna.
Offida è la città del merletto a tombolo, introdotto nel ‘400 e diffuso dalle suore benedettine nel ‘600, quando divenne rinomato per la sua qualità e ornava le vesti di principi e prelati. Con filo di cotone, lino o canapa e attraverso un numero di fuselli variabile a seconda del punto, si realizzano decorazioni allegoriche o floreali che si tramandano di madre in figlia.
La provincia di Macerata e la zona di Fermo rappresentano il polo italiano dell’industria calzaturiera di grande pregio, in cui la parte artigianale è ancora fondamentale. Tolentino è il centro della pelletteria tradizionale, in cui oltre ad abbigliamento e accessori si producono eleganti divani e poltrone
SELEZIONA LE MARCHE PER I TOUR
Nel Molise il merletto a tombolo è caratteristico di Isernia, dove fu introdotto nel 1500 dalle suore del convento di Santa Maria. Nel 700 i ricami erano caratterizzati da lunghezze esagerate e piccoli disegni; nell’800 da ampie decorazioni romantiche; nel 900 i merletti assunsero dimensioni ridotte e rappresentavano animali, fiori, scene sacre o agresti. Il periodo più importante è stato quello tra le due guerre mondiali, quando oltre 500 donne si dedicavano a quest’attività che oggi è soprattutto un hobby. Il tombolo di Isernia si distingue, comunque, per la varietà di punti con cui si realizzano i motivi decorativi e per il filo sottile, color avorio, prodotto a livello locale. Viene applicato a tendaggi e biancheria, centrini e bomboniere o semplicemente incorniciato e appeso come un quadro. Nelle zone montane permane la lavorazione della lana con la realizzazione di coperte dai toni marroni e del bianco e nero. Nei paesi di Bojano, Venafro e Ripamolisana si intreccia la canapa per realizzare corde e funi
SELEZIONA IL MOLISE PER I TOUR
Il mezzero in origine era un tipico ampio scialle che era indossato, fino al secolo scorso, dalle donne liguri. Oggi il mezzero è adoperato per l’arredamento degli ambienti domestici, cuscini, coperte, tendaggi: tutti in cotone e ancora con motivi d’ispirazione che ricalcano espressioni arabe o islamiche. I mezzeri genovesi sono dei teli in genere raffiguranti un albero detto della vita su un fondo ecrù con tre colori predominanti: il rosso, il blu e il verde. L’ispirazione viene dai vecchi disegni genovesi ed alcuni sono chiamati con il particolare animale che è raffigurato, per esempio la scimmia
SELEZIONA LA LIGURIA PER I TOUR
Lombardia: si pensava già subito dopo la seconda guerra mondiale che quest’arte, l’arte del merletto, andasse a scomparire, ma fortunatamente in alcuni centri ritornò la passione e si tornò di nuovo a creare merletti al tombolo. Il tombolo è un cuscino cilindrico dove venie fissato u foglio perforato da tanti piccoli fori e che rappresenta il disegno del pizzo:  nei fori s’infilano pille che fanno da guida per l’intreccio dei fili. Quest’arte risale al medioevo e prende il nome dalle mura merlate dei castelli. Arrivò a Cantù nel 600 per opera delle monache benedettine del monastero di S. Maria. Quando nell’ottocento scoppiò la moda dei scialli e dei veli le donne canturine si misero a produrre facendo di questa tradizione una nuova occopuzione di lavoro e portarono a nominare Cantù la città del merletto. Da non trascurare la raffinata produzione della seta del Comasco
SELEZIONA LA LOMBARDIA PER I TOUR
L'arte della tessitura, forse, è tra quelle che ha origini più antiche in Calabria ed, nei suoi paesini dell'interno, è ancora possibile ammirare una tessitrice al lavoro. Di grande valore sono la produzione di arazzi, ricami, merletto a tombolo, ricami, sete e damaschi. Da non dimenticare che l’antica tessitura ha fatto della gelsicoltura in Calabria una delle attività più fiorenti già dai primi del novecento. Sono molto rinomati, e per questo sono molte anche le sue richieste, i vancali di Tiriolo e di stoffe variopinte (pezzare) di Samo
SELEZIONA LA CALABRIA PER I TOUR
L’arte della tessitura è nata nel 1789 per volere di Ferdinando IV di Borbone. I suoi prodotti come: seta pregiata, velluto, broccati e stoffe damascate sono molto antichi ed all’inizio erano destinati solo ai sovrani borbonici e nobili napoletani
SELEZIONA LA CAMPANIA PER I TOUR
Emilia Romagna: Tessuti a ruggine di ferro sono delle tele rustiche impresse a mano in color ruggine ed è un artigianato che, ancora oggi, viene praticato con stampi in uso dalla fine del ‘700. La “ruggine” (ferro, aceto, limone ed altri ingredienti segreti) è preparata secondo usanze e modi che ogni artigiano conserva e che poi viene tramandato di generazione in generazione. Nel paese di Fanano esiste un laboratorio dove è ancora in funzione un telaio del ‘700 che viene usato per produrrere:copriletti, tendaggi, tappeti e telerie in genere.
A Rimini, nonostante il suo sinonimo di vacanze al mare sembra che nonostante tutto possa ben conciliare con la certosina dedizione che viene richiesta nella lavorazione del merletto al tombolo.
Altre creazioni tradizionali li possiamo trovare nei: pizzi ai ferri, ricami e pittura su tessuti e nelle più antiche tessiture dei fiori di seta, le cui origini risalgono al xvi secolo
SELEZIONA LA EMILIA ROMAGNA PER I TOUR
La produzione delle pantofole in velluto tipico del Friuli Venezia Giulia, viene realizzata sia da piccole che da medie imprese del settore, ma sono anche le molte realtà artigianali che con i suoi piccoli laboratori prettamente artigianali sono caretterizzati da una lavorazione tipicamente
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 ALTRE LAVORAZIONI ARTIGIANALI TIPICHE
made in italy
lavorazioni artigianianali tipiche
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Toscana. Famosa la lavorazione manuale del sigaro toscano rimasta sempre la stessa per garantire quel prodotto sempre amato già dallo stesso Churchill.
Meno nota, ma comunque di ottima qualità, è la produzione manuale di pipe ricavate esclusivamente da radica di erica invecchiata almeno vent’anni.
Da segnalare è l’importante produzione di strumenti musicali rinomata in tutto il mondo per i suoi processi manuali che portano all’accordatura del metallo ed alla “fabbricazione” di un suono per ciascun piatto. Produzione che sembra risalga almeno al Settecento ed ancora oggi questi piatti partecipano alla storia della musica leggera italiana ed in quella dei percussionisti internazionali quali Santana, Sting e di Bob Dylan
Come pure la lavorazione delle carte . Fin dalla fine dell’anno 1200 Pescia è divenuta famosa per la produzione di "carta bambacina" realizzata con la canapa, il lino e il cotone. Sopravvive ad Agliana, inalterata nei secoli, la tradizione manuale nella tessitura su antichi telai d’artigiane che lavorano in casa. E le carte marmorizzate Fiorentine
Ormai rare invece le Abili, e velocissime, impagliatrici di Buti rivestono con erba palustre fiaschi, bottiglie ed altri oggetti di vetro; qui inoltre, è ancora vivo l’intreccio dei vimini e della paglia
Tipiche della Basisicata sono le Zampogne famosi strumenti diffusi anche in Europa e nelle Americhe, per far conoscere la musica nata dall'anima contadina.
Nella città di Viggiano e a San Paolo Albanese si trovano ancora gli ultimi costruttori di zampogne: costruiti a mano secondo antichi procedimenti millenari.
Altro strumento tipico è quello dell’arpa diatonica antichissimo strumento denominata 'arpa viggianese' . La sua fabbricazione è quasi ormai scomparsa nonostante le richieste da molti paesi del mondo
La lavorazione della cartapesta fino a poco tempo fa era molto sviluppata, ora viene praticata solo per oggetti o strutture in occasioni di feste a carattere religioso
Nel mese di luglio a Matera si svolge il rito dello <<Stracciamento del carro>> dove la folla assale il carro di cartapesta vero lavoro artistico realizzato da abilissimi maestri artigiani, dapprima servito a trasportare in processione per la festa della Madonna “”Maria Santissima della Bruna”, per portare a casa un pezzetto di carro, perchè ritiene che abbia virtù miracolose. Vere opere d'arte sono i presepi in cartapesta che riproducono la Natività ambientandola negli storici rioni 'I Sassi'
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Veneto. Riproduzioni di stampe del XVIII° secolo ed incisioni colorate a mano vengono realizzate a Bassano del Grappa. A Belluno è diffusa la lavorazione della carta, a Venezia quella delle carte marmorizzate e a Bassolengo quella delle carte policrome.
La lavorazione della carta in Veneto ha origini molto antiche e inizialmente si diffuse a Battaglia Terme piccolo centro della provincia di Padova successivamente alcune cartiere furono fondate nel veronese.
La carta oltre che a prestarsi alla stampa può essere plasmata in varie forme come la cartapesta molto usata a Venezia per la produzione di maschere.
Fiore All'occhiello del Veneto rimane la gondola è certamente l'imbarcazione più fotografata nel mondo e per milioni di turisti è diventata il simbolo stesso della città di Venezia, infatti se la città di Venezia è l'unica città lagunare del mondo lo stesso si può affermare per questa imbarcazione dalle origini molto antiche risalenti all'incirca al 1100 e che nel corso dei secoli ha subito numerosi trasformazioni nella struttura dovute alle esigenze dei naviganti e alle caratteristiche delle acque mutate con il passare del tempo . Lo scheletro della gondola viene costruita nello "squero" una specie di cantiere dove operano gli squeraroli e maestri d'ascia, altre parti minori dell'imbarcazione vengono realizzate in altre botteghe, mentre i remi, strumento fondamentale, sono realizzati da veri e propri specialisti detti "remeri".
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Il Trentino Alto Adige è posta ai limiti meridionali di diffusione delle grandi stufe in maiolica , chiamata olle , comuni in tutta l'area mitteleuropea. La caratteristica della stufa, oltre ai preziosi rivestimenti delle olle in maiolica, è la struttura interna che permette di minimizzare la dispersione del calore. Nella ricca collezione sono rappresentate le due tipologie principali della stufa ad olle : a muletto e a torretta . Queste opere d'arte sono esposte nei vari musei, dove sono conservati alcuni esemplari splendidamente decorati e caratterizzati da una fattura d'altissima qualità sul piano estetico e su quello funzionale
In Val di Non, inoltre, resiste ancora la tradizione asburgica nella produzione di fruste per fantini e cocchieri. Altra forma d'artigianato, nota solo nei confini dell'Alto Adige, è quella della lavorazione della cera fusa in stampi .
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Il carretto, simbolo della Sicilia, è nato come semplice mezzo di trasporto. Già nel ‘600 gli ambulanti li decoravano con immagini sacre, ispirandosi alle carrozze nobiliari. Il carretto era realizzato utilizzando diversi tipi di legno (frassino, faggio, noce e abete) e passando per le mani di tre artigiani: l’intarsiatore, che modellava il legno, il decoratore che lo colorava con vari strati di giallo oro e il pittore che definiva gli affreschi, nei caratteristici rosso, azzurro e verde. Nell’ottocento, le fiancate dei carretti raffiguravano scene cavalleresche e mitologiche ma anche fatti di storia o di cronaca che informavano il popolo. Lo sportello posteriore era sempre decorato con la figura di un santo. Oggi la tradizione è quasi estinta, se ne producono pochi esemplari a scopo folkloristico.
Tipiche di questa forma artigianale sono anche le candelore, candelabri in legno utilizzati per offrire la cera a Sant’Agata. Seguendo una tradizione che risale al trecento, ogni categoria di lavoratori di Catania realizza una cannelora, decorata con puttini, capitelli e ornamenti barocchi e ingaggia una competizione con le altre, compiendo acrobazie, per onorare la santa
I pupi sono l’altro simbolo della Sicilia. Dall’ottocento in poi caratterizzarono il teatro popolare di questa regione, mettendo in scena la Chanson de Geste, l’epopea dei paladini di Carlo Magno. I paladini combattevano contro i Mori: il teatro dei pupi, quindi, trattava la questione della conquista islamica che anche la Sicilia aveva subito. Da qui l’enorme e duraturo successo. I primi pupi erano fatti di legno e stoffa poi gli artigiani siciliani iniziarono a costruire armi e armature in metallo sbalzato, abiti e mantelli fatti di stoffe pregiate. Per manovrarli meglio si passò dal filo all’asta metallica. L’evoluzione dei pupi avvenne lungo due correnti: quella di Catania e quella di Palermo. I pupi palermitani sono più leggeri, più piccoli, più articolati e manovrati di lato, quelli catanesi sono più rigidi, però più raffinati e manovrati dall’alto.
Oggi, ovviamente, la produzione è limitata e i pupi destinati ai turisti, meno costosi, sono necessariamente meno curati nei particolari rispetto a quelli per i collezionisti.

La tradizione del presepe, influenzata da quella napoletana, iniziò nel ‘600 con le statuine in legno e si trasformò in una vera espressione artigianale nel ‘700 quando si realizzavano presepi con i materiali tipici della zona: argento, alabastro o corallo, destinati a ricchi e aristocratici. Nell’ottocento, accanto ai presepi in cartapesta di Messina, si afferma l’arte presepiale di Caltagirone, con le sue statuine in terracotta o in maiolica policroma. Le statuine prodotte in serie destinate alle classi minori e quelle più curate da diventare vere sculture, commissionate da nobili ed ecclesiastici, avevano in comune la semplicità dei materiali e l’umiltà dei personaggi e dei loro doni al Bambino Gesù.
La lavorazione della cera era diffusa già nel Medioevo, nei conventi della Sicilia orientale, zona in cui fioriva l’apicoltura. Nel ‘600 divenne una vera espressione artigianale nota in tutta Europa. Gli artigiani siciliani riproducevano soprattutto immagini sacre ma le sculture erano richieste anche da laici che le custodivano come tesori. Tra i cirari c’erano quelli specializzati in Bambinelli, rappresentati in tutte le pose e spesso commissionati come ex voto. Oggi quest’arte si è spenta e gli esemplari rimasti sono proprietà di collezionisti
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Una delle lavorazioni tipiche della Puglia è quella del vimine, del giunco e delle erbe palustri. In molti paesi le funzioni contadine sono ancora oggi svolte da massaie e il loro lavoro è assolto con l’aiuto dei cesti di canna, di paglia e di giunco marino che sono poi utilizzati sia per trasportare, conservare i prodotti agricoli, setacciare, asciugare la pasta fatta in casa e sia per divenire, quelli curati nei minimi dettagli, complementi d’arredo di linea attuale  Interessante anche la produzione di costumi folckloristici
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La produzione di zampogne è una delle forme artigianali più antiche del Molise. Si narra che un soldato sannita spaventò i cavalli dei Britanni con il suono della zampogna, contribuendo così alla vittoria di Giulio Cesare.
Questo vero e proprio strumento musicale, comunemente legato ai pastori e al periodo natalizio, ha il suo centro a Scapoli, dove abili artigiani realizzano ancora gli elementi in legno, le canne sonore e la sacca in pelle di pecora, custodendo gelosamente tecniche millenarie.
Tipica espressione dell’artigianato molisano sono le campane. La fusione del bronzo è un’arte documentata fin dal terzo secolo a.C. e sicuramente tra le più antiche di questa regione. Ad Agnone oggi è rimasta solo la Premiata Fonderia Marinelli a continuare la tradizione.Le campane non sono solo un simbolo religioso visto che spesso vengono colate a commemorazione di avvenimenti particolari. Il processo di lavorazione delle campane è piuttosto lungo e difficile, tanto che nel momento più delicato della colata si invoca la protezione della Vergine. Anche la lavorazione dell’acciaio dura da secoli
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Marche .Castelfidardo è nota per le fisarmoniche, realizzate ancora artigianalmente da alcune figure specializzate nella costruzione di tutti i pezzi che compongono questi strumenti.
Ad Ascoli continua la tradizione della liuteria che produce pregiati violini dal suono dolcissimo
Fabriano è da sempre la capitale italiana della carta. Qui venne inventata la tecnica della filigrana, caratteristica delle banconote e ancora vi operano alcuni maestri incisori. Accanto alle famose industrie cartiere continua la lavorazione artigianale di tele di lino e canapa da cui si ottiene una carta da lettera molto raffinata. A Pesaro, Urbino e Camerino, si restaurano libri e si realizzano stampe artistiche.
Sant’Ippolito è conosciuta anche all’estero per la lavorazione del bambù e del giunco. Mogliano è “il paese dei cestai”, dove si intrecciano giunco, midollino e vimini. Ad Acquaviva Picena si realizzano le “paiarole”, cesti realizzati con paglia di frumento, vimini e canne. Più recente è la produzione di personaggi del presepe con foglie di mais. A Montegranaro si realizzano ventagli e zerbini. Il tradizionale luogo di produzione di cappelli di paglia è Montappone
Pesaro e Recanati sono note per la produzione di pipe in radica. A Recanati si lavorano anche corni di bue e di bufalo per la realizzazione di pettini
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Le botteghe artigiane lombarde proseguono l’antica tradizione anche nella speciale costruzioni di strumenti musicali che si dividono ad arco e quelli a pizzico. Ci sono anche i famosi liutai cremonesi che riescono a creare violini di qualità inimitabile.
Quello delle pipe in radica è un mercato difficilissimo, caratterizzato da una clientela particolarmente esperta e da gusti raffinati, capace di riconoscere e apprezzare solo i prodotti che raggiungono la perfezione. Questo tipo di consumatori ha decretato, da molto tempo, il successo dei laboratori specializzati di Cantù, in provincia di Como, e Gavirate e Brebbia, in provincia di Varese. Le pipe si fanno apprezzare soprattutto per l'accuratezza nella scelta del materiale e per la finezza dell'esecuzione. Gli stessi artigiani danno vita ache ad altri oggetti, quali tabacchiere, scrigni in radica ed atri legni molto pregiati, spesso intarsiati in argento , disponibili in disegni tradizionali e moderni
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L'arte di chiudere in bottiglie di varie misure fantastici modellini di nave è tutta ligure: oggetti molto caratteristici che si possono acquistare in qualsiasi angolo della regione.
Inoltre non ci si poteva dimenticare della lavorazione del legno, arte che non poteva essere sconosciuta ad un popolo che da secoli si occupa di marineria e di costruzioni di imbarcazioni di grande impatto nel mercato mondiale
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Lazio. A Carpineto Romano si producono ombrelli per pastori, pipe e contenitori realizzati con le antiche tecniche dei bottai. I pifferi e le zampogne sono caratteristici di Acquafondata e Villa Latina
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Altra importante figura artigianale in Friuli Venezia Giulia è quella dei liutai ed il centro più noto è quello di Gradisca d’Isonzo dove sono attivi notevoli laboratori di liuteria di antica tradizione
Simbolo Friulano sono le dalminis sono l’equivalente dei dàlbidis in ampezzano e cioè le dalmine: calzature in legno. La loro produzione lo si trova a Muina di Ovaro e sono dei robustissimi e comodi zoccoli in legno di acero e tomaia di vacchetta. Sono costruite in un unico pezzo di legno prive di incollatura. La scelta della pianta poteva essere anche scelta personalmente nel bosco per essere idonea ai propri gusti
La lavorazione delle maschere suscita sempre nel tempo un grande fascino ed ammirazione per le sue forme diverse tra loro. Purtroppo la produzione stà scomparendo e la produzione attuale è finalizzata solo all’impiego nelle feste di Carnevale di alcuni paesi montani
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Emilia Romagna. Carattere prettamente artigianale riveste la produzione di chitarre classiche. Nella città di Reggio Emilia un artigianato-artista costruisce ancora organi di concezione barocca completamente eseguiti esclusivamente a mano.
Nel bolognese troviamo prevalentemente laboratori dove l’arte principale è quella dei liutai che nelle loro botteghe fabbricano violini, violoncelli, viole d’amore, fisarmoniche.
Budrio è invece la patria dell’ocarina: insolito strumento musicale inventato da un suo cittadino nel 1853. Infatti la città di Budrio, situata nella provincia di Bologna, gli ha dedicato un monumento. Oggi la sua musica viene fatta conoscere dal complesso delle ocarine di Bundrio, composta da sette suonatori, che hanno molto successo nel mondo riscuotendo anche simpatie e plausi in vari paesi del mondo
Assolutamente originale è la lavorazione della paviera, tipico della provincia di Ferrara. E’ una canna palustra che cresce spontaneamente lunghi i canali e che viene intrecciata per essere usata in più modi. Il bello lo raggiunge nella produzione dei famosi << richiami di caccia>>. Oltre al suo specifico utilizzo, e cioè quello di essere lasciati a fluttare in acqua per attrarre gli stormi di uccelli che si vogliono catturare, vengono usati anche per l’arredamento con forme proprie di uccelli, come: folaghe; germani; alzavole; fischioni. Gli artigiani, specializzati nella produzione degli stampi, riescono anche a riprodurre le sembianze del corpo dell’anitra con la sua testa tutta scolpita in legno e dipinta poi con colori naturali per poi farli diventare oggetti da soprammobile adattabile a qualsiasi
L’intaglio è una delle tecniche più versatili, infatti a Bagnarola di Cesenatico troviamo un’antica bottega specializzata nella costruzione manuale di botti in rovere ed a Comacchio una bottega artigiana si è specializzata nella costruzione di barche.
È da sempre che gli artigiani, adoperando sapientemente scalpello e sgorbia, danno vita a una varietà infinita di forme e decorazioni
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Campania . Gli amalfitani sin dal lontano Medioevo cominciarono in collaborazione con gli arabi, e da cui presero l’arte della fabbricazione, a produrrere la carta di Amalfi divenendo poi il centro di produzione negli anni a seguire. Ancora oggi si esegue la lavorazione con le sole mani e questo avviene nelle 2 uniche cartiere, mantendo la produzione e la stessa raffinatezza a quella esposta nel Museo della Carta.
Del presepe napoletano si ha notizie già nel 1205. La storia ci racconta che l’arte presepiale viene da commissioni di aristocratici desiderosi di arricchire il proprio natale con personaggi tipici che riproducevono scenari di vita quotidiana.
Dagli inizi dell’autunno fino a Natale si può ammirare, lungo la via San Gregorio Armeno, le straordinarie esposizioni degli artigiani presepiali.
Altra significativa espressione, dell’artigianato campano molte volte legato al folclore, è quella della << festa dei gigli>> nel comune di Nola.
Ci sono molte altre testimonianze artigianali di notevole importanza che non seguono un mercato di vendita dettato dalle sue richieste di domanda. Infatti una di queste è la lavorazione della paglia (intrecciati) che è molto legata alla manifestazione folcloristica quale è la Madonna Addolorata a Mirabella Eclano
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Calabria. A Brognaturo e Melissa i maestri artigiani del luogo, utilizzano le radici ricavate dall’erica arborea per lavorare la preziosa radica dell’Aspromonte e creare capolavori di pipe fiammate da collezione
Caratteristica è la produzione di strumenti musicali di altissimo pregio, in particolar modo quella di liutai a Bisignano e la costruzione degli zufoli in canna a San Luca e Platì.
Di sicuro la testimonianza artistica più imponente è quella degli strumenti musicali con generazioni di liutai che sin dal `700 costruiscono chitarre da concerto, mandolini ad arpa, e soprattutto violini, uno dei quali è stato acquistato persino da Giuseppe Verdi. Purtroppo è in decadimento l'artigianato delle chitarre, a Delianuova, e delle zampogne a San Giorgio Morgeto. A San Luca ed a Platì, fiorente è ancora la costruzione degli zufoli in canna. Mestieri antichi, fra i più noti e di grande tradizione locale, sono quelli degli impagliatori di sedie e degli ombrellai di Stilo, dei “grottaroti” di Pazzano, dei conciapelli e dei bottai di Bivongi
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LAVORAZIONE DEL LEGNO
lavorazione del legno
lavorazioni artistiche del legno in italia
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In Toscana il settore del legno, grazie alla gran risorsa boschiva costituita dai boschi di Vallombrosa e del Casentino, vanta numerosi falegnami che producono mobili e componenti di arredo fra cui porte e finestre  in vari stili, dal "fratino" al rinascimentale al moderno. A Firenze operano intagliatori ed ebanisti che con notevole maestria riproducono chiese e monumenti famosi di Firenze e d’altre città italiane. Inoltre, imbarcazioni di legno si fabbricano a Limite sull’Arno.Fervida ancora oggi le attività del restauro e dell'Antiquariato specialmente tra Firenze ed Arezzo
In Abruzzo prodotti tipici della lavorazione del legno, faggio in particolare, sono il 'ddu bbotte, sorta di piccola fisarmonica suonata ancora nelle feste paesane e le madie di Arischia, mobiletti in cui si conservava il pane
La grande ricchezza di boschi e foreste in Basilicata ha favorito il diffondersi di artigianato nel senso pieno del termine con origini pre-romane testimonianze della loro opera sono i cori lignei - molti dei quali sopravvivono nelle chiese -,porte, sgabelli per mungere, collari per pecore, ciotole per il latte, mestoli, cucchiai, bastii, botti, barilotti e iascarelli (fiaschette di faggio intarsiate).
Il legno viene lavorato soprattutto ad Avigliano, Pietrapertosa, S. Giorgio Lucano, Stigliano, Francavilla in Sinni, Terranova di Pollino e Viggianello. Una nota particolare per il paese di Forenza, dove abili artigiani producono mobili rustici evidenziando cerniere e incastri. 
L'intaglio del legno trova nel portale della chiesa della Madonna del Rosario a Tramutola una delle sue testimonianze più rilevanti. Caratteristici sono i timbri per il pane con I quali si contassegnavano le pagnotte per poterle distinguere dopo la cottura nel forno comune
L’artigianato del legno è il più diffuso della Valle Di Aosta , ricca di noci, castagni, aceri e pini. La moda dell’arredamento rustico favorisce la produzione di mobili intagliati a mano e decorati con rosoni, in particolare armadi e cassapanche. I sabots sono i tipici zoccoli in legno indossati fino a pochi anni fa dagli abitanti della Valle di Ayas e di Champoluc. Oggi rappresentano dei souvenir. Simbolo della Val d’Aosta è la grolla, un calice da vino con coperchio, in legno scolpito e decorato. La coppa dell’amicizia, invece, è più bassa e con vari beccucci per bere a turno il caffè alla valdostana. Con il legno si realizzano anche taglieri di varie forme per salumi, formaggi o polenta; maschere per manifestazioni popolari; scatole raffinate per gioielli, giocattoli zoomorfi, specialmente a forma di mucca e recentemente meravigliosi fiori realizzati con trucioli
In Umbria attualmente l’artigianato del legno si esprime nella riproduzione e nel restauro di mobili in stile: credenze, tavoli e sedie. Todi e Città di Castello sono ricche di intagliatori e intarsiatori. A Gubbio ha sede l’Università dei falegnami, che con i fabbri realizzano attrezzi agricoli, telai, torni e altri oggetti di uso comune. A Orvieto alcuni artigiani scolpiscono nel legno animali e personaggi fiabeschi
Ovviamente la lavorazione del legno è largamente diffusa ma dove veramente questo tipo di artigianato non teme rivali in Trentino è l'esecuzione delle culle che oggi hanno quasi interrotto la loro vera funzione per divenire veri e propri oggetti d'arredamento. Inoltre bisogna aggiungere la produzione di mobili, caratterizzata dal tipo di legno quello di conifera, che viene decorato con fiori e fregi dai colori vivaci
Il legno di castagno e quello della quercia da sughero sono i più utilizzati dagli artigiani sardi. Simbolo dell’artigianato del legno è la cassapanca, che risaltava all’interno delle modeste case dei pastori per gli intagli e le decorazioni geometriche o simboliche. C’è il modello basso e lungo di Montiferru e quello alto della Barbagia. Il legno è lasciato al naturale o colorato con sostanze vegetali. Tipiche sono anche le sedie impagliate e decorate con fiori di melograno o vivacemente laccate realizzate ad Assemini. Nell’artigianato artistico il sughero è largamente impiegato per realizzare arredi e contenitori rustici, oggetti ornamentali, libri, quadri e sculture di valore. Capolavori dell’espressione popolare sono le maschere dei Mamuthones, dei Merdules e dei Boes che rappresentano animali e demoni e vengono realizzate da maestri artigiani per il carnevale di varie località del Nuorese
Puglia : l’artigianato del legno ha dato vita ad una fioritura di prodotti che sono: l’intarsio, l’intaglio e l’ebanisteria, che tuttora rimane una valida tradizione con quel gusto sempre contemporaneo richieste dalle esigenze del mercato. L’esempio di questa evoluzione si trova negli artisti attuali che realizzano quadri ad intarsio di grande superficie oltre a quelli in misura ridotta dei loro precedenti colleghi artisti
In Valstrona, Piemonte, vi è un'ampia produzione di oggetti per uso domestico come cucchiaini, macinapepe, pestasale, pettini, scacchi e giocattoli.Sambughetto è nota per la produzione di pale "sesul" con cui un tempo si usava ammucchiare grano e riso sull'aia. Nella provincia di Cuneo sono in vita numerose attività artigianali che si occupano della fabbriazione dei "mobili in stile", intagliati o intarsiati, di cui un tipo particolare è costituito da quelli del comune Saluzzo, qui i mobilieri si tramandano i segreti del mestiere di padre in figlio e sono specializzati nella produzione di mobili in stile barocco ed il legno usato è per lo più quello degli alberi che crescono nella zona come noce, ciliegio, pero, melo, rovere, quercia e larice. Altro centro specializzato nella lavorazione artigianale del legno è Sanfront. Di diverso genere in quanto di stile rustico ma altrettanto caratteristici sono i mobili della Val Varaita in pino cembro naturale con belle decorazioni a intaglio e con criniere e serrature in ferro battuto, centro noto per i suoi artigiani in questo campo è Brossasco. Botteghe che realizzano botti, tini e altri utensili in legno si trovano a Fossano, Alba, Mondovì, Sarezzano e Sezzadio. Nel comune di Grosso vi è un'ampia produzione di sedie
Nelle Marche la tradizione ebanistica di Amandola risale alla fine del Rinascimento. Produzioni tipiche erano le madie in ciliegio e i tavoli rotondi o poligonali. Lo stile solido e lineare, arricchito da intarsi, intagli e giochi prospettici, viene riprodotto ancora oggi nelle poche botteghe rimaste. Il restauro e la vendita di mobili antichi sono tipici di Pennabilli, Ostra e Sarnano, dove si riproducono pezzi rari attraverso tecniche antiche e materiali originari.
Sora, nel Lazio, è tra i maggiori centri nel settore dei mobili, dove da secoli operano bravissimi intagliatori. Ripi e Veroli, invece, sono i centri del raffinato legno traforato e intagliato che si ispira ai cori delle chiese e delle abbazie di cui è ricca la zona.Gli intarsi in legno e i mobili rustici sono tipici dell’artigianato ciociaro e dei Castelli romani. Le tarsie di Anagni, per esempio, sono tessere di legno naturale, di varia forma ed essenza, posizionate ad incastro per creare una decorazione. Sedie rustiche e impagliate vengono realizzate a Cori, Turania e Latina. Vico nel Lazio è famosa per le sue "madie" decorate con graffiti a semicerchi concentrici
Il fitto manto boschivo delle zone interne ha sempre fornito materia prima agli artigiani liguri che hanno sempre dimostrato una grande abilità nel lavorare le materie prime disponibili nella loro regione. Gli antichi mestieri come i falegnami e gli ebanisti hanno fatto di Chiavari, fornitrice di remi alla Repubblica genovese, un centro importante di produzione delle sue caratteristiche sedie: la campanina. La produzione di queste sedie nasce nel primo ‘800 con il marchese Rivarola, governatore di Chiavari, che portò con se dalla Francia alcune sedie per mostrarle al falegname Descalzi, detto il “campanino”: soprannome dato alla sua parentela con il campanaro della chiesa di Bacezza. Il “campanino”, colpito dall’eleganza e dalla funzionalità della sedia, decide di dedicarsi alla loro fabbricazione. Così comincia una tradizione, che ancora oggi continua con enorme successo, della produzione di questa inconfondibile sedia divenendo sinonimo di leggerezza (ve ne sono alcune che pesano solo 7 etti) e nello stesso tempo di robustezza ed eleganza. La classica “campanina” detta anche chiavarina è in legno d’ulivo o di noce con il sedile impagliato mediante un intreccio di 400 nodi in sottili lamelle di canna d’India, bambù o salice
La grande quantità di legno presente nella regione calabrese, dovuta ai boschi della Sila e dell’Aspromonte, ha permesso, sin da tempi remoti, uno sviluppare dell’artigianto nel legno con tantissime forme e fedelmente legata alle tradizioni. Una delle forme più originali nella produzione del legno è quella chiamata “arte dei pastori” La lavorazione è rimasta sempre la stessa e ancora oggi si preferisce usare la tecnica dell'intaglio a mano non usando i moderni macchinari
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Campania : a Sorrento rimane ancora inalterata un’arte fatta di passione e inventiva: quella dell’intarsio o della tarsia. Viene tramandata, agli stessi sorrentini sin dall’800, dai loro antenati e furono i primi a divulgare tale tecnica che poi si estese in tutto il territorio napoletano
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La lavorazione del legno è un’attività di primaria importanza nella regione dell’Emilia-Romagna.
Mobili d’arte intagliati a mano si possono trovare a Ferrara, Piacenza, Parma, ecc. Rinomato per questo anche l’antiquariato ed il restauro
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Friuli Venezia Giulia: la realta artigianale nella produzione del legno affonda le radici in un passato storico e leggendario fin dal 1300. Testimonianze storiche vengono viste nei castelli feudali con rappresentazione di mobili adornati con borchie di ferro sbalzato e traforato. La stessa lavorazione la troviamo oggi nei lavori svolti dagli artigiani attuali che con la loro produzione di mobili e nella creazione di oggetti ornamentali scolpiti rivelano, anche nelle forme più moderne, la lunga tradizione dalla quale derivano. Una vera espolosione di questa arte mobiliera e decorativa lo si ebbe con l’abilità dei maestri tolmezzini con i loro cassoncini, cori, lettiere, mensole. Poi ci fu lo stile veneto che venne armonizzato con quello locale e così si ottenne prodotti con soluzioni nuove come quello dei mobili dipinti
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